UN CAPODANNO

IN PREGHIERA... COME CEB


Lo scorso 30 dicembre i membri della CEB, la Comunità Ecclesiale di Base che si riunisce mensilmente presso la famiglia di Mario e Andreina  Bonanni hanno trascorso gli ultimi giorni dell'anno presso la Cittadella di Assisi.
L'idea di trascorrere insieme un capodanno "diverso" dal solito era arrivata durante uno degli incontri che ci vedono raccoglierci intorno alla Parola a casa Bonanni, insieme a don Franco.
E' stata un esperienza di comunità e di preghiera che ha arricchito profondamente tutti i partecipanti.
Nel clima freddo e avvolgente di questa terra abbiamo respirato pace contagiosa che fa bene al cuore e allo spirito, abbiamo gustato la natura e il silenzio dell'eremo recitando le ore con i frati. La veglia in basilica del 31 ci ha coinvolto,nella preghiera nel canto nella lode che allontanano i pensieri negativi e ti fanno sperare e credere che il mondo, il quotidiano si può costruire in modo migliore.Una fuga'? Un illusione di diversità? Per me un desiderio appagato, una ricerca anche piccola di non conformarmi, un passo avanti e due indietro, nella ricerca di un cambiamento interiore che mette in rilievo l'essenzialità ma che poi per essere vero deve farti uscire fuori da stesso e tradursi in segni concreti. Ma come è difficile conciliare l'anelito con la realtà! Dentro ti senti interpellato, ma fuori non realizzi niente. E' il Signore che lavora, che ti rende inquieto? Una voce che chiama ma che ti concede anche i tuoi tempi, ma fino a quando?


ASSISI 2011

Qui il tempo si è fermato
le pietr stillano acqua millenaria
e i raggi del sole le asciugano sempre.
Il silenzio sale da queste pietre
e mormora sull'acciottolato
tra i passi di noi viandanti in ricerca,
pellegrini che anelano alla pace,
alla bellezza, alla contemplazione, ad un respiro più ampio
ad una luminosità
che qui riesce ad essere terrestre e celeste.
Mormora il cuore una preghiera
e la mente si perde nel passato
che può diventare presente
se solo sai fermarti
e non ripartire come sei arrivato.
Andreina Bonanni

Sottocategorie

  • Un cuore solo e un'anima sola

    Un cuore solo e un'anima sola - AVVENTO 2014

    “La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. (At 4,32)”

    Come Comunità Ecclesiale di Base vogliamo fare memoria e riaccendere il nostro desiderio di essere come la prima comunità cristiana. Questa ardente e propulsiva intenzione, vogliamo condivederla e proporla all'intera Comunità Parrocchiale di Santa Monica, comunità di cui facciamo parte e di cui siamo umilmente braccio nelle diverse realtà del territorio. Chiediamo allo Spirito Santo questa grazia, questo entusiasmo, questa sobria ebrezza di condividere con i fratelli più vicini e più lontani le nostre grazie spirituali e materiali, con quel Santo Spirito che rende ogni cosa fra noi comune. Vogliamo farlo proprio sulla spinta del tema di condivisione dell'anno pastorale in corso. In questa comunità si realizza finalmente il matrimonio tra la Parola e la Vita, facendosi così sale e lievito nel mondo.

    Beato questo popolo neonato descritto negli Atti degli Apostoli che era “un cuore solo e un'anima sola”!

    Partendo da questi sentimenti di autentica comunità, il Papa ci spinge tanto ad “uscire” condividendo ciò che abbiamo e in particolar modo la gioia della risurrezione del Signore. Nella sua omelia del 29 aprile 2014 a Santa Marta, il Pontefice vuole aiutarci a trovare il giusto metro del nostro benessere comunitario dipingendo con tre pennellate l'icona del buon popolo di Dio che dovrebbe caratterizzarsi in armonia, testimonianza e cura dei bisognosi.

    L'Osservatore Romano così descrive le parole del Santo Padre: “Innanzitutto, ha notato Papa Francesco, è necessario costruire un clima in cui regni «la pace e l’armonia. “Aveva un solo cuore e un’anima sola...”. La pace, una comunità in pace. Questo significa — ha aggiunto — che in quella comunità non c’è posto per le chiacchiere, per le invidie, per le calunnie, per le diffamazioni», ma solo per la pace. Perché «il perdono, l’amore, copriva tutto». […] Sono miti, umili? In quella comunità ci sono liti fra di loro per il potere, liti per l’invidia? Ci sono chiacchiere? Allora non sono sulla strada di Gesù Cristo»”.

    Francesco spesso fa ripetere le cose che dice ad alta voce e allora anche in questo articolo le vogliamo ripetere insieme “in quella comunità non c’è posto per le chiacchiere, per le invidie, per le calunnie, per le diffamazioni, ma solo per la pace. Il perdono, l’amore, copriva tutto”. Il Papa ci richiama paternamente a essere miti e umili  per essere sulla strada di Gesù.

    “Passando poi a spiegare il secondo tratto caratteristico di questa icona, il Santo Padre ha invitato a chiedersi se la comunità cristiana «dà testimonianza della risurrezione di Gesù Cristo: questa parrocchia, questa comunità, questa diocesi crede davvero che Gesù Cristo è risorto?». Nel caso in cui la risposta non è esplicita e decisa, «il cuore forse è lontano» da questa certezza. Bisogna invece «dare testimonianza che Gesù è vivo, fra noi»: solo così si può verificare come va una comunità.”

    Anche qui crediamo di dover ripetere con decisione profonda, ad alta voce, in coro e rispondere alla domanda del Papa dicendo: “Si! Gesù Cristo è risorto!”.

    “Infine il Pontefice ha parlato dei poveri e del posto che essi occupano tra di noi. Su questo va fatto un esame di coscienza che, ha precisato, si può suddividere in due parti: «Qual è il tuo atteggiamento, o l’atteggiamento di questa comunità con i poveri?»; e poi «questa comunità è povera? Povera di cuore o povera di spirito? O mette la sua fiducia nelle ricchezze, nel potere?».”

    Il Papa ci spinge ad evitare questa imperdonabile mancanza di misericordia sulla quale si misura il nostro percorso. Nella Evangelii Gaudium Francesco ci dice: “Quando san Paolo si recò dagli Apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (cfr Gal 2,2), il criterio-chiave di autenticità che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (cfr Gal 2,10)”.

    Non corriamo invano dunque, senza timore fermiamoci a parlare con il povero, con quanti ci chiedono aiuto, cerchiamo di capire cosa gli occorre, siamo misercordiosi a vicenda come Dio lo è stato con noi in Cristo.

    Non scoraggiamoci dinanzi a questa esortazione del Santo Padre, come disse in questa omelia “Ci farà bene paragonarci un po' con questo”.

    Sappiamo che è facile scrivere parole e articoli piuttosto che “fare” ma Gesù ci spinge e ci incoraggia facendoci capire che con Lui... “se po’ fa!”.

    Con fede e speranza "inizieremo col fare ciò che è necessario, poi ci dedicheremo a ciò che è possibile ed alla fine ci sorprenderemo a fare l'impossibile"!

     

    Auguriamo un Santo Avvento a tutti!

     

     

     

    Marco C. (Comunità Ecclesiale di Base)