Immagine correlataStoria del Post Cresima
A Santa Monica
 

I giovani nei 50 anni della parrocchia si sono avvicendati con le generazioni, fino a diventare una realtà molto importante ed essenziale, ancora oggi nel mentre facciamo una verifica, come è giusto, in vista del bel traguardo dell’anniversario. Il cammino della pastorale giovani inizia praticamente alla fondazione della comunità parrocchiale in C.so Duca di Genova, con i parroci di allora don Balducci e poi don Attilio Rinaldo.

I tempi erano completamente diversi, da quelli di oggi. Allora le famiglie partecipavano alla vita della parrocchia, ed i sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo – prima comunione – cresima) si davano nei primi anni di vita: battesimo appena nati, e prima comunione/cresima a nove anni.

La normalità della vita cristiana all’interno della famiglia creava un “humus” favorevole all’attaccamento ai valori della fede, almeno perché la tradizione era data per scontata, e nessuno metteva in questione l’appartenenza alla Chiesa cattolica. In negativo si assisteva ad una fede vissuta più per abitudine che per reale convinzione.

Negli anni successivi la pastorale giovani subirà gli effetti, sia in positivo che in negativo, del cambiamento sociale e culturale, legato prima ai moti del ’68, e poi dalle sue conseguenze nel tempo.

I vari sacerdoti che si avvicendavano alla pastorale giovani, che intanto aveva preso il definitivo nome di “post-cresima”, per indicare un cammino che dopo la cresima i giovani erano invitati a continuare, da don Aldo Ranieri con i G1 (universitari) e i G2 (i liceali), a don Claudio De Angelis e don Italo, per arrivare negli anni 79/84 con don Vincenzo Luzi, vivevano una realtà comunitaria molto intensa e legata alla riunione del gruppo nel sabato con discussione di temi presi dall’indimenticabile catechismo dei giovani “Non di solo pane”, con messa alle 18, con campeggi estivi, attività ludico-ricreative (passeggiate domenicali, feste di carnevale), e lavori di gruppo come un giornalino, il teatro, un film, un libro scritto dai giovani del post-cresima 82, ancora legati ad una pastorale dell’accoglienza semplice e ad una crescita cristiana molto comunitaria.

I giovani del post-cresima degli anni successivi (dall’85 in poi), anche per sollecitazione dei nuovi vice-parroci, come don Tonino Nitrola, e per una necessaria riconsiderazione della fede, che doveva ormai rispondere ai segni dei tempi, venivano indirizzati verso una maggiore responsabilità nel vivere la fede nel Signore. Ecco allora la necessità di passare ad una fede più ragionata e interiorizzata.

È di quegli anni la proposta di ritiri spirituali e non più campeggi, di momenti di preghiera forte con accentuazione del silenzio e del pensiero sulle parole del Vangelo, di diminuzione di momenti ludico-ricreativi, per dare più importanza ad un cammino di fede adulto e consapevole.

In particolare bisogna riconoscere che questo nuovo impulso, che trovò in tanti giovani interesse e riconoscenza, nacque ad opera di don Tonino Nitrola (dagli anni 85 al 93), che appassionato di teologia e filosofia, (attualmente è professore alla Pontificia Univ. Gregoriana), e dotato di un ricco pensiero speculativo, seppe coinvolgere le menti e i cuori di tanti giovani alla bellezza e alla ricchezza di sapienza e vita del Regno di Dio. In quel periodo il post-cresima seppe coinvolgere anche la comunità parrocchiale alle nuove proposte teologico-culturali, con convegni di alto profilo intellettuale e momenti di riflessione forti sul pensiero attuale in cambiamento rapido.

Nacque un giornalino che appassionava i giovani al dibattito politico-sociale, alle vicissitudini del mondo che ormai sembrava essere alla portata dei loro pensieri e interessi e, spalancata la finestra sulla realtà di ogni giorno, la si interpretava o si cercava di interpretarla alla luce del Vangelo.

Ed eccoci arrivati all’oggi, dove chi scrive, si trova a verificare il lungo percorso del cammino del “post”, dove si sono avvicendate molte generazioni di giovani, che ha segnato chi più chi meno, la loro vita, adesso di adulti.

La pastorale di oggi  si trova in una posizione diversa da quella immediatamente precedente, dove i giovani erano impegnati e presi dal dibattito culturale e politico, per così dire “all’esterno”.

L’interesse per i problemi all’esterno di loro si sono raffreddati, un po’ per la delusione degli uomini politici che non sono interessanti e coerenti, un po’ per una necessità “indotta”, cioè un bisogno profondo di rientrare in se stessi e trovare quel Dio che li ama teneramente e li chiama a vivere una relazione di vita con Lui e con gli altri. Certo anche un tempo di cambiamento storico ha influito su questo, una cultura diversa, e per certi versi più superficiali, li ha condizionati a pensare diversamente.

Nel momento attuale, ormai concepito non più come tempo di “crisi”, ma di “fine”, occorre predisporre le nuove generazioni ad un “novum” che appare tanto certo quanto indefinito e pieno di rischi. Allora abbiamo bisogno di “ri-andare” all’inizio dell’uomo, alla sua “genesi”, a bisogno di riscoprire l’uomo in quanto immagine di Dio, per ridare “senso” alla vita, e al mondo.

L’uomo che abbiamo oggi, ci appare difficile e non più comprensibile, forse l’abbiamo costruito male, e questo anche se faticosamente, è il nostro impegno nella pastorale del post-cresima.

Se l’uomo ha bisogno di ricominciare, per dare “senso” alla sua libertà e alla sua vita, allora i giovani di questo tempo, hanno la possibilità di ripensare la loro “essenza” di figli di Dio, e aprirsi ad un mondo nuovo che sta forse iniziando, anche se tra tante difficoltà e incertezze.

Il post-cresima propone ai giovani un cammino fatto di riflessioni e confronti sull’essere uomini fatti a immagine e somiglianza di Dio, su Gesù Cristo come risposta a questa ricerca umana, modello di umanità nuova redenta e liberata, e sul mettersi al servizio del Regno di Dio, nella comunità e nel mondo.

Gli incontri, come da tradizione, prevedono il sabato come riunione dei gruppi, dove si dibatte su problemi di fede e di vita, dove si cerca di far riflettere, con metodi pedagogici adatti ai giovani, alla loro fascia di età ancora adolescenziale, con uso di ragione, sui valori del vangelo che si incontrano e si scontrano con i loro problemi di vita; la messa domenicale, irrinunciabile per un autentico cammino di fede, dove l’Eucaristia vero dono divino di salvezza e presenza amorosa del Signore Gesù, viene messa al centro della loro vita di fede; momenti forti di preghiera insieme alla comunità, come il Natale, la Pasqua,e altri momenti importanti liturgici; ritiro invernale ed estivo in qualche bella località piena di natura e di silenzio per aiutare alla contemplazione e all’interiorità, e altre esperienze ludico-ricreative per cementare e unire la comunità giovani gioiosamente.

I giovani sono la speranza di tutti, il futuro di noi tutti, e sono amati da Dio Padre molto intensamente. L’impegno che noi mettiamo per educarli alla fede è sempre prioritario e importante e chiediamo al Signore di assisterci teneramente con il suo Spirito per essere sempre all’altezza del nostro compito di servitori del regno di Dio nella Chiesa per i giovani di oggi.