Storia della Parrocchia


GLI INIZI: 1956-1961

IL PASSAGGIO ALLA NUOVA SEDE: 1970- 1977

CAMBIO DEL PRESBITERIO E IMPOSTAZIONE DELLA NUOVA PASTORALE: 1977- 1984

SPECIALIZZAZIONE DELLA PASTORALE: 1984-1987

NUOVA COMPOSIZIONE DEL PRESBITERIO E PASTORALE CAPILLARE: 1993-1997

LA PASTORALE ATTUALE: DALLA CURA DELLE STRUTTURE A QUELLA DELLE PERSONE (1997- 2006)

I PARROCI DI SANTA MONICA


GLI INIZI: 1956-1961

 

 

 

Partiamo dalla vecchia fornace di Corso duca di Genova, 26. E qui che la neonata parrocchia di S. Monica ha emesso il primo vagito in quel pomeriggio del 21 Gennaio 1956, quando il Cardinale Vicario Clemente Micara benedisse quei locali, in attesa di una chiesa più degna, e presentò il primo parroco, Don Osvaldo Balducci. La parrocchia veniva eretta come “ Vicecura” con decreto in data 6 Gennaio 1956, che sarebbe andato in vigore il 22 Gennaio successivo, desumendone il territorio dall’unica parrocchia fino allora esistente a Ostia, S. Maria Regina Pacis, il cui parroco, Don Valentini, fece il passaggio delle consegne a Don Balducci per tutto il territorio di Ostia ponente, fino al Tevere, con una popolazione che si aggirava, allora, sui diecimila abitanti. Il 18 Marzo 1958 la Pontificia Opera per la preservazione della fede, l’ente preposto alla costruzione e manutenzione delle chiese in Roma, decise l’ubicazione del nuovo complesso parrocchiale e il relativo acquisto del terreno al prolungamento di Via delle Sirene in una zona ancora tutta da costruire, dove il piano regolatore prevedeva un forte sviluppo edilizio. Il 13 Novembre 1958 la Vicecura di S. Monica veniva eretta a parrocchia da Giovanni XXIII, essendo la prima del suo pontificato. Intanto, con diversi lavori, si sistemavano i pochi locali esistenti e se ne creavano altri per le crescenti necessità della parrocchia: oltre alla chiesa, alla sacrestia, due sale parrocchiali, un minuscolo ufficio parrocchiale (mt. 1,65x4) e quattro stanze con accessori, il tutto ricavato dalla vecchia fornace Vannutelli, furono costruite cinque nuove stanze con le necessarie infrastrutture e raccordi. Secondo i canoni del tempo, sorse l’Azione Cattolica, organizzata nei suoi quattro rami, che contava nel 1959 ben 232 iscritti, e una fiorente associazione di chierichetti. Don Osvaldo Balducci, fin dagli inizi della Parrocchia, era coadiuvato nella cura pastorale da fratello Don Corrado, l’attuale esperto demonologo, che a quel tempo era alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, ma la domenica e le serate le dedicava alla cura pastorale. Un frutto, fra tanti, da ricordare come esempio della crescita della comunità parrocchiale è la “Pia Unione di S. Monica “eretta con decreto dal Cardinale Vicario Micara il 13 Gennaio 1960 con lo scopo di diffondere la devozione alla Santa titolare. Interessante è anche l’istituzione della festa della mamma nel Maggio 1959, che avrebbe trovato enorme diffusione. Dopo cinque anni di servizio pastorale a S. Monica, Don Osvaldo Balducci, alI’ età di 49 anni (era nato a Montecastello di Mercato Saraceno in provincia di Forlì il 15 Luglio 1912), veniva chiamato a guidare la parrocchia di S. Francesco Saverio alla Garbatella, dove fece il suo ingresso il 21 Marzo 1961.

 

Iniziava così una seconda fase nella storia della Parrocchia con il nuovo Parroco, Don Attilio Rinaldo, un giovane sacerdote di 38 anni di origine veneta, che era stato in precedenza viceparroco in alcune parrocchie di Roma. Pur nella scarsità dei locali, si intensificò l’attività parrocchiale e associativa (Azione Cattolica, Apostolato della Preghiera, Piccolo Clero, COR...), cercando di formare in parrocchia una vera famiglia. Erano anche gli anni del Concilio Vaticano II, densi di fermenti e di cambiamenti, gradualmente recepiti dalla comunità. Si passò così dal sistema della Consulta delle opere parrocchiali e della Giunta parrocchiale a un primo tentativo di Consiglio Pastorale messo in atto nell’Ottobre del 1969, con le commissioni catechistica, liturgica e amministrativa. Ciò era anche frutto delle visite pastorali, volute da Paolo VI per le parrocchie di Roma. A S. Monica la visita pastorale fu compiuta dal vescovo ausiliare, Mons. Dino Trabalzini, dal 27 Aprile al 10  Maggio del 1969. Dagli atti della visita (80 fogli), risulta lo sforzo pastorale attuato dai sacerdoti della parrocchia, coadiuvati da laici generosi, di tradurre in pratica le direttive conciliari, soprattutto in materia liturgica e di partecipazione ecclesiale. Don Attilio era coadiuvato nei primi anni da Don Domenico Russo e Don Giuseppe Rotolo e, in seguito, dallo zelante viceparroco Don Giovanni Lombardo, della diocesi di Nicastro, nato nel 1932, e, per qualche tempo, da Don Giuseppe Girela y Riazzo, spagnolo di Granada, studente. Don Giovanni si occupava della pastorale giovanile e aveva creato un gruppo sportivo molto fiorente. Ricordiamo in questi anni anche Don Gino e Don Lino.

 

Ma la tensione principale della comunità parrocchiale riguardava la necessità urgente di una chiesa più grande e di locali adeguati a un crescente sviluppo delle attività pastorali. Infatti, era ormai impossibile andare avanti con strutture cosi insufficenti e, per di più, ammalorate e malsane. Don Attilio accelerò i tempi e, benché fosse tutto ancora per aria, nel Febbraio del 1970 traslocò al nuovo complesso dove fervevano i lavori e occupò intanto la casa canonica. Nel vecchio capannone rimanevano nostalgici ricordi di tante celebrazioni familiari e nello stesso tempo solenni, di Prime Comunioni e Cresime e soprattutto dei vari gradini dell’ascesa al Presbiteriato (vestizione clericale, diaconato, ordinazione presbiterale e prima messa solenne) del primo sacerdote di S. Monica, Don Walter Zavatta, tra il 1962 e il 1967.

 

 

 

IL PASSAGGIO ALLA NUOVA SEDE: 1970- 1977

 

 Il 3 Maggio 1970 il Cardinale Vicario, Angelo Dell’Acqua, benediceva ed inaugurava come luogo provvisorio di culto, quello che poi doveva rimanere come salone parrocchiale. E’ qui che fu ordinato prete Don Franco Porcelli il 31 Gennaio 1971, per rimanere come viceparroco insieme a Don Walter, che era stato in precedenza a Nostra Signora di Guadalupe. Intanto, nella festa del Corpus Domini del 1968, Paolo VI, venuto a Regina Pacis per la celebrazione, aveva benedetto la prima pietra della nuova chiesa di s. Monica. La chiesa fu costruita in quattro anni dall’impresa Papagni e De Filippo di Ostia su progetto dell’Ing. Ernesto Vichi. Il nuovo luogo di culto fu inaugurato la sera del 7 Dicembre 1972 con la benedizione del Vescovo ausiliare, Mons. Remigio Ragonesi. Il 22 Dicembre 1973 il Cardinale Ugo Poletti fece la consacrazione dell’altare. Queste, a tappe forzate, le varie fasi per giungere alla sospirata chiesa di pietra. Ma per quanto riguarda la chiesa viva, i problemi, più che diminuire, erano aumentati. La parrocchia, nel frattempo, aveva quadruplicato il numero dei suoi abitanti con la costruzione di tanti nuovi complessi e l’assegnazione di numerosi lotti di case popolari. Mentre i “vecchi” cittadini di Ostia, pur appartenendo ai confini di S. Monica, continuavano a gravitare intorno a Regina Pacis, si trattava di costruire con i nuovi una vera famiglia parrocchiale. Il boom demografico faceva registrare punte di oltre 400 battesimi l’anno, le scuole scoppiavano, dovendo ricorrere ai doppi e, talvolta, anche ai tripli turni.

 

Don Walter e Don Franco, oltre al catechismo, si inventarono di tutto: il doposcuola, scouts, cinema, per dare una educazione cristiana a una popolazione giovanile così numerosa e bisognosa di tutto. La parrocchia, soprattutto attraverso le Vincenziane, si adoperava a sollevare i casi di necessità, che erano molto numerosi, e, attraverso l’esperienza dei “Cursillos di cristianità”, si amalgamava una equipe di collaboratori parrocchiali per le svariate esigenze della pastorale. Nel 1976 Don Walter e Don Franco chiesero di cambiare parrocchia e Don Attilio si trovò in una situazione di emergenza, coadiuvato da Don Pino Mancino, ma solo per pochi mesi, e da un sacerdote cecoslovacco, Don Martin Lacek.

 

 

 

CAMBIO DEL PRESBITERIO E IMPOSTAZIONE DELLA NUOVA PASTORALE: 1977- 1984

 

Intanto continuava a crescere il numero di abitanti della parrocchia e il Cardinale Vicario Ugo Poletti, pensò di dare un nuovo assetto al presbiterio parrocchiale con un rinnovamento totale: trasferì Don Attilio alla prestigiosa sede di S. Maria in Domnica e nominò un nuovo parroco nella persona del sottoscritto, dandogli due validi collaboratori: Don ltalo Galletti e Don Claudio De Angelis. Le nuove nomine decorrevano dal 1° Settembre 1977, ma il passaggio effettivo delle consegne avvenne Domenica 4 Settembre nell’ambito di una solenne concelebrazione presieduta dal Vicegerente, Mons. Giovanni Canestri, con le parole di saluto da parte del parroco uscente e di quello entrante. Il Cardinale Poletti, impossibilitato in questa occasione, venne qualche domenica più tardi per presentare alla comunità il nuovo parroco e dare solennemente inizio all’anno pastorale.

 

Iniziò così un’altra fase nella vita della parrocchia. I problemi che avevo davanti erano gravi, sia per la chiesa di pietra che, a pochi anni dalla costruzione, presentava già penosi distacchi nel rivestimento esterno e infiltrazioni d’acqua tra gli infissi sconnessi dei finestroni, sia per la chiesa viva che esigeva di essere guidata e istruita per crescere e impegnarsi, mentre difettavano perfino i locali per il catechismo e le attività pastorali, in quanto occupati per una metà dalla scuola e per l’altra dal gruppo sportivo.

 

Il primo anno è buona norma stare a guardare per rendersi conto della situazione e impostare così una valida azione pastorale. Chiamammo a raccolta tutte le forze disponibili per tamponare le falle nei gruppi di catechismo (quasi duemila ragazzi tra Prime Comunioni e Cresime distribuiti nei rispettivi due anni di corso) e ci rendemmo conto soprattutto della necessità di una maggiore preparazione per i catechisti, per cui nacque già nel ’77 la scuola di teologia parrocchiale chi aveva per docenti il parroco e i viceparroci. Nelle riunioni dei genitori dei ragazzi del catechismo sorse anche l’esigenza di un discorso più approfondito per loro e, per soddisfare questa esigenza, benché ad anno pastorale inoltrato, nel Marzo del ’78 iniziò a funzionare il “Gruppo Biblico” . Anche nella liturgia domenicale si ravvisò la necessità di una maggiore partecipazione dell’assemblea con il canto: si cominciarono dapprima a ciclostilare dei foglietti con alcuni canti più semplici per ogni domenica; si giunse poi alla prima raccolta artigianale e, nel 1980, alla prima edizione a stampa replicata nel 1984 e nel 1992.

 

Oltre a questo impegno per la crescita della “comunione” all’interno della parrocchia, iniziò l’impegno missionario della visita alle famiglie da parte dei sacerdoti: mentre uno rimaneva nell’ufficio parrocchiale, gli altri due dedicavano interi pomeriggi a visitare le famiglie che ne avevano fatto richiesta, palazzo per palazzo, secondo l’ordine stabilito in un’apposita agenda. Questo impegno durò quasi tre anni, permettendo di tastare il polso della popolazione parrocchiale e di farsi un’ idea compiuta della situazione dei vari palazzi. Nel 1978 Don Italo Galletti, avendo ormai 47 anni, fu nominato parroco di S. Maurizio ad Acilia e fu sostituito a S. Monica Don Vincenzo Luzi, proveniente da S. Paola alla Balduina, il quale continuò l’impegno, accettato e condiviso, di rinnovamento della Parrocchia. Dal 27 Maggio al 3 Giugno del 1979 si celebrò la seconda visita pastorale a S. Monica attuata dal vescovo ausiliare, Mons. Clemente Riva, che risedette in parrocchia per tutti gli otto giorni, incontrandosi con le varie realtà parrocchiali. A conclusione, il vescovo, in tre dense cartelle, confermò la linea pastorale della Parrocchia, “mirante alla formazione di un’ autentica comunità che viva il vangelo e sia di testimonianza e di fermento nel quartiere, puntando soprattutto sull’ annuncio della parola di Dio, come scelta prioritaria, rispetto ad altre attività secondarie di tempo libero”. Approvò inoltre l’orientamento di “una certa fermezza”, necessaria “per condurre la mentalità e la coscienza dei cristiani a scoprire il primato del Vangelo e dei Sacramenti sui comportamenti di esteriorità e di folklorismo festaiolo”, in un ambiente senza tradizioni, né cultura popolare, né storia, né identità, perché formato da immigrati da vari Paesi e da varie Regioni...”. Infine, auspicava l’istituzione del Consiglio Pastorale “come organismo di consultazione, di programmazione, di mediazione all’interno della comunità...”.

 

Il conforto del Vescovo ebbe l’effetto di consolidare i risultati raggiunti e di stimolare un’ulteriore crescita. Infatti, nel Maggio del 1980 veniva insediato il nuovo Consiglio Pastorale, formato oltre che dai sacerdoti, da 26 membri divisi nelle commissioni “catechistica”, “caritativa”, “missionaria”, “famiglia”, “formazione permanente”, “amministrativa”, “corale”, La prima iniziativa approvata dal nuovo Consiglio fu quella degli “incontri di palazzo” ideata come strumento missionario per risvegliare la fede nei lontani e dare così significato autentico alla celebrazione dell’imminente 25° della Parrocchia. Il 25°, che cadeva il 21 Gennaio 1981, vide un grande fiorire di iniziative, culminanti nella solenne concelebrazione del mattino, presieduta dal Cardinale Vicario Poletti e nel concerto della sera, inframmezzato dalle testimonianze dei tre parroci: il sottoscritto, Mons. Attilio Rinaldo e Mons Corrado Balducci, a nome del fratello Mons. Osvaldo, che si sentiva troppo emozionato per intervenire. In questa occasione fu dato alle stampe il mio libro “Vita di S. Monica” e si stamparono anche le immaginette e le cartoline di S. Monica. La celebrazione del 25° fu anche l’occasione per un’ ulteriore riflessione sul cammino della Parrocchia che, nel frattempo, aveva completato l’attenzione pastorale a tutto l’arco formativo dei giovani con l’istituzione del dopocomunione e del dopocresima, iniziato nel 1979 con i ragazzi che avevano ricevuto la Cresima quell’anno.

 

Anche la chiesa di pietra fu oggetto, per la circostanza, di particolari attenzioni. Si costituì un registro per annotare i contributi che affluirono generosamente da parte di molti fedeli e permisero lavori di manutenzione per circa 90 milioni (di cui 15 offerti dal Vicariato), anche se diversi di questi interventi non risultarono risolutivi. L’artista Oscar Zorzi dipingeva intanto le vetrate della chiesa con scene della vita di S. Monica, i cui bozzetti rimangono riprodotti nel libro edito per il 25°. Nella primavera del 1981, chiamato dalla fiducia dei confratelli, venivo nominato dal Cardinal Vicario Prefetto della zona pastorale di Ostia e dintorni. In questo modo si riconosceva la funzione trainante di S. Monica e la “centralità” pastorale si spostava dalla parrocchia madre di Regina Pacis alla nostra parrocchia, sua antica “Vicecura”. E così la nostra chiesa di pietra, con i suoi locali, si aprì, accogliere assemblee di vario genere e di tutti gli ambiti pastorali della prefettura di Ostia.

 

Nel Settembre del 1981 si aggiungeva al presbiterio un terzo viceparroco, Don Franco De Donno, inviato dal Cardinale in considerazione dello sviluppo della parrocchia e anche delle mie condizioni di salute, avendo già avuti due esaurimenti nervosi da stress. Don Franco, originario della mia stessa parrocchia, S. Giovanni battista de Rossi, diventato prete nel 1971, era stato viceparroco per un anno nella nostra parrocchia di origine e, poi, dal 1972 al 1981 a S. Clemente, dove siamo stati insieme fino al 1977, anno della mia nomina a parroco di S. Monica. Ricordiamo che nel frattempo, dal 1979 al 1981, era stato ospitato in parrocchia P. Giuseppe Toscano, saveriano, che aveva bisogno di incontrare ad Ostia un lama, l’unica persona che poteva aiutarlo nelle sue traduzioni dalla lingua tibetana. Anche Don Walter Zavatta dal 1980 era venuto a dare di nuovo una mano alla sua parrocchia d’origine, dove era stato viceparroco per sei anni, avendo lasciato la parrocchia di S. Mattia, in attesa di essere nominato parroco. Con l’aiuto di Don Franco fu possibile porre maggiore attenzione soprattutto alla preparazione al matrimonio, che passò gradualmente dai tre incontri originari tenuti da solo sacerdote agli attuali diciotto, con la partecipazione di esperti dei vari settori. Un altro avvenimento che segnò una pietra miliare nella vita della parrocchia fu la visita del Santo Padre Giovanni Paolo II, che si svolse Domenica 8 Maggio 1983, dopo un’intensa preparazione. La parrocchia nelle sue varie componenti, aveva fatto come un esame di coscienza per presentare al Papa la situazione e anche le prospettive future. Notiamo, a proposito della sua visita, tre particolarità: per la prima volta il Papa concelebra la Messa con i sacerdoti della parrocchia, per la prima volta nell’omelia parlava di una nuova “evangelizzazione”, riprendendo un concetto contenuto nella relazione a lui presentata in precedenza: “Dopo duemila anni, Roma ha bisogno di essere di nuovo evangelizzata”, e, infine, raggiungeva il record di permanenza in una parrocchia (dalle 16 alle 21), per assistere allo spettacolo per lui programmato dai giovani del postcresima in cui si riprendevano tra l’altro, alcuni brani della sua opera “La bottega dell’orefice”. L’incoraggiamento del Papa diede nuovo entusiasmo a tutti gli operatori pastorali per continuare ad attuare con impegno la pastorale parrocchiale.

 

 

 

SPECIALIZZAZIONE DELLA PASTORALE: 1984-1987

 

Il 1984 vedeva un nuovo cambiamento e un rafforzamento del presbiterio: Don Vincenzo Luzi veniva trasferito come viceparroco alla parrocchia di S. Frumenzio, mentre a S. Monica venivano due nuovi viceparroci: Don Fabio Massimo Tagliaferri, che per un anno era stato a Stella Maris, e Don Tonino Nitrola, ordinato sacerdote nel Gennaio di quello stesso anno. Con un presbiterio al suo massimo storico fu possibile sviluppare in maniera più attenta e circostanziata i diversi settori, soprattutto la pastorale dei malati e della carità, quella degli anziani e dei giovani più grandi, dopo il postcresima.

 

Ma, intanto, era la chiesa di pietra che cominciava a fare acqua da tutte le parti: preoccupante scoppio delle strutture in cemento armato, infiltrazioni di acqua piovana e generale ammaloramento di tutto il complesso, per cui si dovette con urgenza correre ai ripari. Il preventivo per i lavori fondamentali si aggirava sui 500 milioni di lire; si riuscì con fatica a ridurli a 300, ma in cassa non c’era una lira, anzi debiti. Anche il Vicariato era nell’impossibilità perfino di fare un prestito. Fu così che, in un consiglio pastorale allargato a tutti in assemblea, parroco e comunità presero il coraggio a due mani e, rischiando sulla propria pelle, si lanciarono nell’avventura dei lavori. Molte famiglie praticanti della parrocchia accettarono, anche a rate, di contribuire ognuna per trecentomila lire, come risultava dai trecento milioni divisi per mille famiglie praticanti. Non tutti risposero all’appello, ma qualcuno offrì anche di più e qualche altro prestò somme rilevanti alla parrocchia che non volle più restituite. Insomma, in pochi mesi, dal Giugno 1986 al Marzo 1987 furono portati a termine, con soddisfazione di tutti, quei lavori che apportarono un risanamento radicale e duraturo alle strutture della chiesa. Domenica 8 Marzo 1987 il Cardinale Vicario Poletti veniva a presiedere la celebrazione del ringraziamento, compiacendosi per il “miracolo” che era  avvenuto. Questa circostanza di bisogno aveva inciso così profondamente sul sentirsi da parte di tutti responsabili della “propria chiesa”, che da non ci fu più, praticamente, motivo di chiedere soldi per le necessità della Chiesa, essendo anche aumentato il numero dei cosiddetti “contribuenti parrocchiali”, cioè delle persone che ogni mese corrispondono alla parrocchia una cifra che loro stessi hanno stabilito, secondo le proprie possilità. Eppure non manca anno che non si affrontino lavori di rilievo. La Parrocchia è praticamente rifatta da capo: pensiamo alla nuova pavimentazione degli atri, alla nuova illuminazione, all’impianto di riscaldamento, ai controsoffitti, ai continui miglioramenti del salone parrocchiale, delle aule di catechismo, della sacrestia e degli uffici, alla continua manutenzione e riparazione del cemento e di tutti gli intonaci.

 

 

 

RESPONSABILIZZAZIONE DEI LAICI: 1987-1993

 

 Il 1987 è stato ancora anno di cambiamenti. Don Claudio De Angelis, dopo essere stato in aspettativa per un anno, fa l’ingresso come parroco a S. Maria Regina dei Martiri a Dragona e Don Fabio Tagliaferri si trasferisce a dirigere un oratorio in Trastevere e ad interessarsi, come assistente diocesano, dei giovani di Azione Cattolica.

 

Rimanemmo in tre soli sacerdoti, dicendo al Cardinale Vicario di inviare dove più ci fosse stato bisogno, il sacerdote che ci era stato promesso. In seguito a questo ridimensionamento del presbiterio, si accelerò il processo di responsabilizzazione dei laici, in atto già da diversi anni: si ideò e consolidò la figura dei “coordinatori” per i vari settori della pastorale in ogni singolo ambito. Il sacerdote acquistava, così, sempre più il suo ruolo specifico liturgico, sacramentale e di guida spirituale. Intanto, anche la figura del diacono permanente veniva ad arricchire e a completare la nostra comunità: il 21 Novembre 1987, unico dei cinque presentati dalla parrocchia, giungeva al diaconato Oreste Caramanica, di 54 anni, con un ricco curriculum di impegno apostolico alle spalle. Questo assetto del presbiterio è rimasto stabile per sei anni, fino al 1993. Sono stati anni proficui di maturazione, con una presa di coscienza da parte dei laici delle proprie responsabilità e dei propri ruoli che si sono andati via via sempre più specializzando. Questa specializzazione ha portato ad una crescita dei vari settori non sempre armonica rispetto alla comunità nel suo complesso, con il rischio di perdere l’ unità e di creare isole o comunità nella comunità. Per questo si è sentita di più l’esigenza di un ruolo armonizzatore da parte del Consiglio Pastorale, come espressione dell’unica comunità parrocchiale.

 

In sostanza, il Consiglio Pastorale era chiamato a fare un salto di qualità: se fino ad allora era stato un organismo, tutto sommato, di conoscenza e di comunicazione delle attività e iniziative dei vari ambiti, ora doveva porsi, secondo il suo autentico ruolo, come organismo di coordinamento, concentrando l’attenzione e le forze proprio su quei settori che rivelavano deficitarii. Solo per fare un esempio, si dovette ridimensionare una eccessiva proliferazione di iniziative di formazione, come corsi, conferenze, ritiri, gruppi di catechesi e di approfondimento, che assorbivano una grande quantità di energie, ovviamente sottraendole ad altri settori, con il risultato di una frammentazione e del verificarsi di una sindrome da supernutrizione che produceva una forma di rigetto con paurosi cali di frequenza e, per di più, limitata sempre alle stesse persone. Tagliando i rami secchi si è rinvigorita la pianta, convogliando la linfa verso le iniziative più necessarie e sentite.

 

Proprio per questa esigenza di armonizzazione e di visione a trecentosessanta gradi, se negli anni precedenti le forze si erano concentrate nella catechesi e la formazione permanente, ora era necessario impegnarsi maggiormente nelle altre due direzioni della vita della Chiesa: la liturgia e la carità. Così, dopo lunga incubazione, si formò alla fine del ‘92 il gruppo liturgico per l’animazione non solo delle Messe, ma di tutta la liturgia parrocchiale e si sviluppò grandemente l’impegno di carità, aumentando i settori di interesse e il numero di volontari, confluiti nel Centro per la Vita di prefettura, nella mensa sociale, nella banca del sangue, nei vari servizi di ascolto, di visite alle famiglie, di assistenza, e tanti altri.

 

Il gruppo liturgico, appena costituito, generò i cosiddetti “chierichettoni”, cioè i ministranti adulti, che in seguito sarebbero diventati anche ministri straordinari della comunione. I chierichettoni esordirono proprio in occasione della celebrazione del mio XXV di sacerdozio, il 9 marzo 1993. Alla Messa solenne concelebrarono con me anche i vescovi Mons. Clemente Riva, ausiliare per il settore sud e Mons. Plinio Pascoli, già rettore del Seminario Romano Maggiore, insieme ai sacerdoti della prefettura e a tanti altri, tra cui quelli che avevano esercitato il loro ministero nella parrocchia. Anche questa fu un occasione per la comunità parrocchiale di sentirsi sempre più famiglia. Non volli nessun regalo per quella circostanza, ma i viceparroci organizzarono un simpatico album dossier composto da lettere augurali e affettuose da parte di tutti i parrocchiani, dagli anziani ai fanciulli.

 

 

 

NUOVA COMPOSIZIONE DEL PRESBITERIO E PASTORALE CAPILLARE: 1993-1997

 

 Nel 1993 Don Tonino, divenuto professore di escatologia all’Università Gregoriana, chiedeva una parrocchia molto piccola che gli consentisse nello stesso tempo di non perdere il contatto con la pastorale e di attendere all’ insegnamento. Il Cardinale lo nominò parroco dei SS. Crisante e Daria con soli 1600 abitanti. Al posto di Don Tonino venne a S. Monica il nostro parrocchiano Don Salvatore Tanzillo, proveniente da S. Galla, e viste le necessità della Parrocchia, il cardinale mandò anche un diacono, Don Alessandro Olivieri Pennesi, che sarebbe diventato sacerdote l’anno seguente. Questa nuova composizione del presbiterio, rimanendo sempre validi i ruoli dei coordinatori per le diverse branche della pastorale e nel rispetto dei carismi e delle attitudini di ciascuno, rendeva di nuovo possibile un contatto più immediato e continuativo del sacerdote con le persone e con i gruppi. Questa possibilità aumentò ulteriormente quando il Cardinale mandò nella comunità un quinto sacerdote, Don Antonello Socci, entrato a far parte del presbiterio di S. Monica alla fine di Febbraio 1995, proveniente dalla parrocchia di S. Fabiano e Venanzio, dopo aver esercitato per otto anni il ministero sacerdotale a S. Giovanni Battista de Rossi e a S. Giuda Taddeo. Così i compiti sono stati ridistribuiti in modo che nessuno  potesse dolersi di difettare di una guida spirituale attenta e sollecita.

 

Insieme alla maggiore funzionalità del presbiterio è proceduta di pari passo la funzionalità della chiesa di pietra. Nell’Ottobre del ’93, infatti, la parrocchia è finalmente tornata in possesso delle aule occupate fino ad allora dalla scuola e, non avendone più la necessità, come per il passato, per i gruppi del catechismo, essendo questi diminuiti di molto a causa del decremento demografico, si è potuti uscire da una situazione di precarietà di locali per quanto riguarda la catechesi degli adulti, a una situazione più decorosa. Prima, infatti, tutto si svolgeva nella cappellina-cripta ricavata dal seminterrato adiacente al giardino creato nel 1983 su una superficie inutilizzabile, disseminata di calcinacci e rifiuti, che si è rivelato utilissimo per i ritiri, per gli anziani, i giovani e tante feste parrocchiali. Ora si sono ricavati due bei saloncini, uno continuamente in funzione per riunioni di adulti di vario genere e uno adibito biblioteca e agli incontri del gruppo “oltre” ed altri particolarmente numerosi. Con l’occasione sono state ripavimentate e ripitturate tutte le aule, dotate di nuovi infissi con doppi vetri scorrevoli, di alta zoccolatura in legno e di tende verticali alle finestre. Purtroppo, la teppa è sempre in agguato per sfasciare e sporcare, altrimenti i nostri locali sarebbero sempre accoglienti e confortevoli. Sempre per garantirsi contro atti di vandalismo e furti continui, la parrocchia, a partire dal 1979, si è dotata sempre di più di inferriate di protezione lungo tutto il suo perimetro e alle finestre che danno sull’esterno. Anche la chiesa, al suo interno, si è andata sempre più abbellendo con lavori di manutenzione opere d’arte. Ricordiamo solo le principali: il nuovo tabernacolo in bronzo di cera persa con il pannello in gesso sulla parete, opera dell’architetto Falegnami, il nuovo altare dell’architetto Trenta, il crocifisso di Abballe, il tondo di Faella, la storia della salvezza di Cosimo Gorgoni, le formelle con la vita di S. Monica e frasi di S. Agostino della scultrice Lea De Angelis con la collaborazione di Aldo Leonardi e, soprattutto, le vetrate di Oscar Zorzi, sostituite alle precedenti, che impreziosiscono tutta la parte inferiore della Chiesa compreso il portale con la scena dei dodici apostoli e di tutta la creazione che guardano verso il Signore.

 

Il 21 Gennaio 1996 ricorreva il quarantesimo della Parrocchia. Per l’occasione fu redatto un libro che, anche in seguito si è rivelato utile. Tale libro, infatti, contiene tutte le coordinate pastorali della parrocchia e tutte le attività nei vari settori della vita parrocchiale. E’ il frutto della presentazione al cardinale Vicario, Camillo Ruini, del quadro complessivo della Parrocchia da parte dei membri del Consiglio Pastorale, che avvenne nel salone parrocchiale prima della solenne concelebrazione, da lui stesso presieduta, per il XL. Il cardinale si compiacque dell’ottima organizzazione della vita parrocchiale e, all’inizio della Messa benedisse il nuovo organo liturgico a canne e un grande bassorilievo in terracotta di Cristo risorto, opera di Oscar Zorzi, in ricordo del preside Giovanni Spinella. L’organo doveva essere ancora completato, ma gli interventi successivi della ditta costruttrice, i fratelli Piket, sono stati sempre frammentari e non risolutivi. Ora, per il cinquantesimo della Parrocchia, il completamento dell’organo perché raggiunga la sua piena efficienza, sarà affidato alla ditta Carbonetti di Spoleto, ottimamente referenziata.

 

Nel Giugno del 1996 registriamo un nuovo cambiamento nel presbiterio della Parrocchia: Don Alessandro Olivieri Pennesi viene trasferito alla parrocchia d. S. Maria Assunta al Tufello e Don Antonello Socci, figlio unico di madre vedova e per di più con gravi problemi di salute, lascia la parrocchia per essere più vicino alla madre e viene destinato come viceparroco alla parrocchia di S. Bernardetta Soubirous. Nessun altro prete viene mandato a sostituire i due partenti e, quindi, la parrocchia si ritrova di nuovo con tre soli preti, come era avvenuto dal 1987 al 1993. La pastorale di Prima Comunione e di Cresima, curata rispettivamente da Don Antonello e Don Alessandro, ritorna così, ma senza la possibilità di una cura molto specifica, nelle mani del parroco. Così le cose andarono avanti per un altro anno, fino al nuovo assetto del presbiterio, che è ancora quello attuale.

 

 

 

LA PASTORALE ATTUALE: DALLA CURA DELLE STRUTTURE A QUELLA DELLE PERSONE (1997- 2006)

 

 Ero a Pescasseroli per alcuni giorni di riposo, quando mi raggiunse una telefonata del cardinale vicario per assegnarmi un altro viceparroco nella persona di Don Michele Manzulli, prete dal 1991, che in precedenza era stato viceparroco a S. Atanasio, dove è parroco il nostro exviceparroco, Don Vincenzo Luzi, e poi per qualche anno alla parrocchia di S. Maria del Carmine e S. Giuseppe. Aggiungiamo anche che Don Tonino Nitrola, dopo essere stato per qualche anno parroco a Castel Giubileo, non riuscendo a conciliare l’attività di docente universitario, che oltre all’insegnamento comporta una continua ricerca e la pubblicazione di studi scientifici, con gli impegni di una parrocchia che, per quanto piccola, erano sempre pressanti, nell’ottobre del 1998 riprese la sua collaborazione con la parrocchia di S. Monica, avendo dal cardinale la nomina a vicario cooperatore. Pur non risiedendo in parrocchia, continua così a svolgere un prezioso servizio la domenica con la Messa e le confessioni, e durante la settimana con la scuola di teologia ed altre attività pastorali, secondo il bisogno. Così il nostro presbiterio è ritornato nelle condizioni per poter programmare e attuare una pastorale più pensata e incisiva. 

 

A venti anni dalla nuova impostazione della pastorale, le strutture della catechesi, della liturgia e della carità erano ormai sufficientemente consolidate e la fermezza necessaria per formare una mentalità non più di abitudine, ma di coerenza e impegno cristiano, aveva prodotto i suoi frutti. La gente non veniva più a pretendere di ricevere i sacramenti senza preparazione, ma, dal battesimo al matrimonio, a chiedere l’inizio dei corsi, entrati ormai nella mentalità comune. Lo stesso dicasi di tutta l’organizzazione parrocchiale, rifuggente da devozionismi e sentimentalismi e ispirantesi alla semplicità ed alle esigenze del Vangelo, che appariva ormai al riparo da deviazioni e involuzioni. E’ a questo punto che la pastorale parrocchiale ha fatto un balzo in avanti con l’ovvia considerazione che le strutture non dovevano essere fine a se stesse. Che farsene di organigrammi e organizzazioni perfette, se poi le persone non ne traggono beneficio e non crescono? Le strutture sono a servizio delle persone e non viceversa. Lo scopo della pastorale non è quello di far entrare le persone nelle strutture perché queste siano salvaguardate e si rivelino efficienti, ma è il bene di ogni singola persona che può essere aiutata dalla struttura a vivere la vita della Chiesa e a progredire nella fede e nella santità.

 

Insomma, dopo un periodo di rigidità e di regole senza eccezioni, giustificato dalla necessità di creare una mentalità e delle tradizioni a servizio dell’ortodossia e dell’ortoprassi, la parrocchia si è aperta sempre di più, non solo nella persona dei sacerdoti, ma anche di tutti gli operatori pastorali, iniziando dal punto di prima accoglienza che è la segreteria parrocchiale, all’ascolto e al dialogo con ogni singola persona in un atteggiamento di empatia, non rifugiandosi dietro il Moloch delle regole intangibili, ma mettendosi per così dire nei panni di ognuno per trovare la soluzione migliore in ogni situazione.

 

In questo senso, è andata sempre più prevalendo l’immagine della parrocchia come famiglia. A creare questa mentalità, oltre ai pellegrinaggi estivi annuali, iniziati con la Terra Santa già nel 1989, ha contribuito l’istituzione del ritiro degli operatori pastorali nel 1995 con una partecipazione sempre crescente, fino a sfiorare recentemente i duecento partecipanti. Si tratta di otto giorni, e a volte anche di più, da trascorrere insieme in fraternità e in ambiente confortevole, nella preghiera e nello svago, trattando un tema che poi si svilupperà lungo tutto l’anno pastorale negli incontri di palazzo. Le persone appartenenti a più diversi ambiti pastorali hanno così la possibilità di conoscersi e fare amicizia ponendo le basi di una fruttuosa collaborazione in parrocchia.

 

L’intento è di porre al centro dell’attenzione la persona sconfiggendo l’anonimato e creando relazioni sempre più familiari. In consonanza con il programma diocesano sulla famiglia, dall’anno 2003 in poi, si sono moltiplicate tutte le occasioni di incontro con le persone, sia singolarmente che nella dimensione familiare: oltre agli incontri di palazzo, in funzione ormai da oltre venticinque anni, si è sviluppato l’incontro annuale con le famiglie dei battezzati il giorno del Battesimo di Gesù, l’incontro con le famiglie che hanno celebrato nozze d’oro o d’argento il giorno della Santa Famiglia e, soprattutto gli incontri con le giovani coppie, istituendo i gruppi di posmatrimonio, e gli incontri con i giovani adulti nel gruppo dei trentenni. Tutte iniziative pastorali che si svolgono in una dimensione familiare e conviviale. La stessa convivialità è andata sempre crescendo nei singoli gruppi e nell’intera comunità parrocchiale, non trascurando occasione, di feste, di ricorrenze, di incontri, per ritrovarsi insieme attorno alla stessa tavola e fraternizzare. In questa dimensione familiare, la neonata iniziativa nell’anno pastorale 2004-05, è quella dell’Oratorio dei genitori che intende coinvolgere i genitori dei bambini e dei ragazzi nella vita della parrocchia portando il loro specifico carisma derivante dal sacramento del matrimonio e dalla piccola chiesa domestica che è la famiglia cristiana.

 

L’attenzione alle singole persone da parte dei sacerdoti e degli operatori pastorali ha portato, a una scansione del tempo in cui l’incontro personale, il dialogo, la condivisione, hanno la corsia preferenziale al di là del rispetto degli organigrammi e degli orari prestabiliti.

 

E’ in questa direzione che vogliamo crescere, forti dell’esperienza e delle realizzazioni del passato, per essere una comunità viva che valorizza ogni ministerialità e si impegna nell’annunzio missionario nella città.

 

Mons. Giovanni Falbo, Parroco




I PARROCI DI SANTA MONICA

 

Dalla fondazione della Parrocchia si sono succeduti tre parroci: Mons. Osvaldo Baducci, Mons. Attilio Rinaldo e Mons. Giovanni Falbo. Il primo parroco, Mons. Osvaldo Balducci, nacque a Montecastello di Mercato Saraceno (Forlì) il 15 Luglio 1912. Compì gli studi ginnasiali nel Seminario diocesano di Sarsina dall’ottobre 1922 al giugno 1927 e quelli filosofici e teologici nel Pontificio Seminario regionale di Bologna dall’Ottobre 1927 al Giugno 1934. Il 22 Dicembre 1934 riceveva l’ordinazione sacerdotale con la dispensa massima (24 mesi) per l’età canonica. Dal 1935 al 1944 fu coadiutore del parroco infermo di Montesasso e vicedelegato diocesano per l’Azione Cattolica, poi professore di lettere nel Seminario diocesano, economo dello stesso Seminario, Canonico della cattedrale di Sarsina e vicecancelliere vescovile. Dal Febbraio del 1944 al Gennaio 1956 fu parroco a Montecastello di Mercato Saraceno, svolgendo contemporaneamente, dal Febbraio del 1951 l’ufficio di professore di lettere nel Seminario, dal Novembre 1951 quello di segretario dell’ufficio diocesano di amministrazione e dal Settembre 1952 quello di Tesoriere del medesimo ufficio. Nel Gennaio del 1956 si trasferì a Roma, dove era il fratello Mons. Corrado, e si mise a disposizione della diocesi. Il Cardinale Micara, erigendo la Vicecura Monica, lo nominò primo parroco della stessa. Nel Marzo del 1961 fu trasferito alla parrocchia di S. Francesco Saverio alla Garbatella, dove rimase fino all’inizio del 1973. Dopo essere stato ancora parroco per breve  periodo a S. Giacomo in Augusta, si ritirò per motivi di salute. Concluse la sua giornata terrena a Montefalco (Perugia) presso il convento delle clarisse di S. Leonardo il 12 Settembre 1992.

Il secondo parroco, Mons. Attilio Rinaldo, era nato il19 dicembre 1923 a Castelfranco Veneto (Treviso). Si era formato al sacerdozio nel Seminario di Treviso, ricevendo la sacra Ordinazione il 6 Giugno 1949. Nei primi anni di sacerdozio, dal 1949 al 1953 fu viceparroco a Noventa di Piave. Nel 1953 si trasferì aRoma e si incardinò nella nostra diocesi. Esercitò il ministero pastorale come viceparroco nelle parrocchie della Natività di N.S.G.C. (1953-1954), S. Maria del buon consiglio (1954-1956), Assunzione di Maria SS.ma (1956-1958), S. Basilio (1958-1961). Nel marzo del 1961 fu nominato parroco di S. Monica, dove restò per il periodo più lungo della sua vita, per oltre sedici anni, dal marzo 1961 al settembre 1977. In quella data fu trasferito alla parrocchia di S. Maria in Domnica alla Navicella, dove rimase fino al 1988, essendo stato anche nominato Cappellano d’onore di Sua Santità. Avendo accusato seri problemi di salute, decise di ritirarsi e fu nominato canonico di S. Giovanni  in Laterano e, quindi, protonotario apostolico soprannumerario. Abitando presso il palazzo dei canonici, si iscrisse anche alla facoltà di diritto canonico della adiacente Università Lateranense. La morte lo colse improvvisamente nel suo appartamento la notte tra il 27 e 28 Maggio 1990.

Il terzo e attuale parroco, Mons. Giovanni Falbo, è nato a Piubega (Mantova) il 1° Giugno 1944. Ha compiuto gli studi ginnasiali e liceali presso il Pontificio Seminario Romano Minore dal 1954 al 1962, anno in cui conseguì la maturità classica. Passò nello stesso anno al Pontificio Seminario  Romano Maggiore e presso la Pontificia Università Lateranense conseguì il Baccellierato in Filosofia nel 1964, la licenza in Teologia nel 1968. Ricevette l’ordinazione sacerdotale il 9 Marzo 1968 per le mani del Cardinale Traglia. Nel Luglio del 1968 fu nominato  viceparroco a S. Timoteo ai colli S. Paolo (oggi non più esistente) e il 14 Ottobre dello stesso anno fu trasferito alla parrocchia di S. Clemente ai Prati Fiscali. Nel 1970 fu nominato membro della commissione diocesana per le vocazioni. Nel 1971 conseguì il dottorato in teologia con una tesi sul sacerdozio in S. Giovanni Crisostomo e, nel 1974, fu nominato professore ordinario di Patrologia presso il centro “Ut unum sint”  affiliato alla Pontificia Università Lateranense. Il 1° Settembre 1977 fu nominato parroco di S. Monica. Nel 1980 divenne membro della commissione ecumenica diocesana. Il 18 Giugno 1981 fu nominato Prefetto della XXVII Prefettura (Ostia e dintorni) e riconfermato nell’incarico fino al presente. Il 9 Ottobre 1983 fu nominato Cappellano d’onore di Sua Santità. Nel 1984 fu chiamato a far parte del Consiglio Diocesano per gli Affari economici e confermato nel quinquennio seguente. Per la celebrazione del Sinodo diocesano fu nominato nel 1987 moderatore della XV Commissione sinodale e membro della Commissione centrale. Sempre nel 1987 cooperò alla fondazione dell’Istituto di Scienze Religiose Ostiense e ne fu il primo direttore e docente di Patrologia e Storia della Chiesa antica. Il Cardinale Ruini lo chiamò a far parte del comitato ristretto per la redazione del libro del Sinodo e a fungere da moderatore del terzo circolo minore, incarico che dovette declinare per impegni parrocchiali. Nel 1995 è stato eletto membro della commissione presbiterale regionale del Lazio, come rappresentante del Consiglio Presbiterale di Roma e nel 2000 divenne Segretario della stessa commissione e Incaricato per il Clero presso la CEL (Conferenza episcopale laziale). Nel 1998  nell’ambito della CEI (Conferenza episcopale italiana) venne eletto membro della  commissione presbiterale italiana e nel 2003 membro del Consiglio Direttivo della medesima commissione. Mons. Falbo in  tutti questi anni ha unito alla cura pastorale l’impegno scientifico, pubblicando il “Dialogo sul Sacerdozio” di S. Giovanni Crisostomo (Milano 1978) con traduzione dell’opera dal greco e ampio studio introduttivo; la “vita di S. Monica” (Roma 1980); “Il primato della Chiesa di Roma alla luce dei primi quattro secoli” (Roma 1989), poderoso studio sull’origine del primato romano, testo adottato in alcune facoltà teologiche. Dal 1996 al 1997 ha pubblicato quattro volumi della collana “Itinerari biblici”: “Perché credo, in cosa spero, come amo” (sulle virtù teologali), “Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” (sulla cristologia), “L’apocalisse: attualità della storia della salvezza” (spiegazione semplice e accessibile del grande libro profetico del nuovo testamento) e “La Trinità nella nostra vita” (teologia trinitaria). Nel 2003 ha pubblicato presso le Edizioni Paoline la seconda edizione, rivista, ampliata e corredata di un nuovo capitolo, di “Santa Monica”. Nel 2004 ha pubblicato su incarico del XIII Municipio, in occasione della proclamazione di S: Agostino a patrono di Ostia il volumetto “S: Agostino patrono di Ostia” diffuso in circa cinquantamila copie. Inoltre, ha pubblicato diversi articoli teologici e pastorali su riviste specializzate.