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I MINISTRI STRAORDINARI DELLA COMUNIONE

 

 

Per molto tempo, in passato, quando si parlava di "ministeri" nella Chiesa, si pensava immediatamente ed esclusivamente ai presbiteri, perché di fatto erano i soli ad esercitare un ministero.

Ciò avveniva in base ad una ecclesiologia che identificava la Chiesa con la gerarchia e più in generale con il clero. Infatti i sacerdoti nella celebrazione liturgica e nell’azione pastorale ricoprivano e svolgevano tutti i ruoli.

 

A questa ecclesiologia “piramidale”, si va sostituendo e, non senza difficoltà, una ecclesiologia di comunione, attestata fin dai primi secoli della Chiesa e riscoperta dal Concilio Vaticano II. E’ un dono grande dello Spirito Santo, che siamo chiamati ad accogliere con gratitudine, a viverlo con profondo senso di responsabilità e a realizzarlo concretamente mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, attraverso i diversi e complementari ministeri e carismi.

La Chiesa-Comunione è una Comunità tutta ministeriale e missionaria.

E’ in forza dello Spirito Santo, comunicato ai credenti, mediante i sacramenti dell’iniziazione, che i cristiani tutti partecipano al ministero profetico, regale e sacerdotale di Cristo e sono “resi idonei a compiere il ministero di edificare il Corpo di Cristo, affinché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che si conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef.4,12-13).

Gesù sta in mezzo ai suoi come uno che serve (Lc.22,27). E’ il Servo del Padre, lo glorifica con l’obbedienza alla sua volontà. E’ Servo dei fratelli e per la loro liberazione parla, agisce, offre la sua vita facendo di essi un solo popolo.

Anche la Chiesa, sull’esempio di Gesù, è serva del Signore ed è al servizio degli uomini ai quali annuncia e testimonia l’amore del Signore: questo è il suo ministero che è quello stesso di Cristo suo sposo e capo.

Punto di partenza per la comprensione dei ministeri è quindi sempre la realtà di Cristo morto e risorto per la nostra salvezza, vivo ed operante sotto i segni sacramentali.

Nella Chiesa ci sono in primo luogo i ministeri ordinati, che derivano dal sacramento dell’ordine:episcopato, presbiterato, diaconato. Essi esprimono ed attuano una partecipazione peculiare all’ufficio di Cristo unico, eterno e sommo sacerdote, che è diversa non solo per grado ma per essenza rispetto a quella di tutti i battezzati (LG n.10).

Attorno ai ministeri ordinati, la vita e l’insegnamento della Chiesa hanno previsto ed ammesso altri ministeri, radicati, come già detto, nell’iniziazione cristiana, e chiamati anche ministeri laicali, perché affidati entro certi limiti e a determinate condizioni ai fedeli laici. Tra questi vengono distinti i ministeri “di fatto” ed i ministeri istituiti. Di fatto sono quei ministeri esercitati da uomini e donne, religiosi e religiose e laici, senza una specifica investitura della Chiesa e della gerarchia in particolare, nelle varie forme di apostolato come pure nella catechesi e nella proclamazione della Parola di Dio, dentro e fuori dell’azione liturgica.

I ministeri istituiti invece sono quei servizi che la Chiesa riconosce ufficialmente e conferisce con apposito rito liturgico. Comportano pure per quelli che li assumono una grazia non sacramentale ma invocata e meritata dall’intercessione della Chiesa per adempiere quei compiti e mansioni nella Comunità (E.M. n. 66)

Con il Motu proprio “Ministeria quaendam” del Papa Paolo VI del 15 agosto 1972 sono stati istituiti i ministeri di Lettore ed accolito, accessibili soltanto agli uomini. Il lettore annuncia le Sacre Scritture e non può non essere nella Comunità catechista , evangelizzatore e testimone. L’accolito, che, accanto al diacono e al sacerdote, è servitore dell’altare e collaboratore del presbitero, è chiamato ad essere animatore di unione fraterna e promotore del culto a Dio in spirito e verità (cfr. CEI, I Ministeri nella Chiesa, n.3).

Sempre il Pontefice Paolo VI ha voluto istituire un ministero straordinario per l’Eucarestia, con l’Istruzione Immensae caritatis del 23 gennaio 1973 della Congregazione per i sacramenti. L’Istruzione dice:”L’Eucarestia, questo dono ineffabile, anzi il massimo di tutti i doni lasciato da Cristo Signore alla Chiesa Sua Sposa come segno e strumento del suo immenso amore, è un mistero così grande che esige una conoscenza sempre più approfondita ed una partecipazione sempre più viva della sua efficacia di salvezza. Ai nostri giorni si avverte una esigenza nuova: salva sempre la massima riverenza dovuta ad un sacramento così grande, i fedeli vorrebbero che fosse facilitata la possibilità di accostarsi alla santa comunione per partecipare più abbondantemente ai frutti del sacrificio della essa. Ma perché i fedeli possano accostarsi senza difficoltà è necessaria anzitutto una certa disponibilità di ministri che la distribuiscano, il Sommo Pontefice ha ritenuto perciò opportuno costituire dei ministri straordinari, che possano comunicare se stessi e gli altri fedeli e portarla ai malati nelle loro case o nelle Case di Cura o Ospedali, anche come viatico. Poiché queste facoltà sono state concesse solo per il bene spirituale dei fedeli e per casi di vera necessità, i presbiteri non sono affatto esonerati dal loro compito di distribuire l’Eucarestia ai fedeli e recarla ai malati. Il fedele designato come ministro straordinario della santa Comunione, deve essere debitamente preparato e distinguersi per fede, vita cristiana e condotta morale. Si sforzi di essere all’altezza di questo grande ufficio, coltivi la pietà eucaristica e sia di esempio a tutti i fedeli per il rispetto e la devozione verso il santissimo sacramento dell’altare.

L’ordine di preferenza della persona designata è: un lettore, un alunno del Seminario Maggiore, un religioso, una religiosa, un fedele uomo o donna”.

Anche il documento Evangelizzazione e Ministeri al n.66 sottolinea il carattere eccezionale di questo ministero, che bensì affine al ministero dell’accolito, se ne differenzia per il compito più ristretto e per le circostanze in cui va svolto. Questa realtà infatti è sottoposta al rischio e alla tentazione di ridursi ad un fatto meramente funzionale che renda più spedita l’organizzazione liturgico-pastorale, senza un contenuto profondamente ecclesiale, senza il coinvolgimento totale delle persone.

Il documento CEI invita anche a curare la preparazione previa e la formazione continuativa delle persone alle quali si affida il mandato.

Nella nostra Parrocchia i ministri straordinari della Comunione istituiti sono ventisette, scelti dal Parroco, in base alle esigenze della nostra numerosa Comunità. Per la loro formazione oltre al corso specifico prima del mandato essi possono attingere ai diversi ambiti formativi della Parrocchia. Il mandato, che ricevono dalla Diocesi, tramite l’Ufficio Liturgico, che consegna loro anche un apposito tesserino di riconoscimento con foto, dura tre anni, può essere esercitato anche in altre Parrocchie della Diocesi, se necessario, e può essere rinnovato, su richiesta del Parroco. Sono invitati a partecipare alle giornate di ritiro, formazione e condivisione che la Diocesi organizza due volte l’anno presso il Santuario del Divino Amore.

In questa Parrocchia i ministri straordinari della Comunione distribuiscono la comunione durante le Messe, se necessario, e la portano agli ammalati, che ne fanno richiesta, soprattutto la domenica e questo per sottolineare l’importanza della domenica, giorno del Signore Risorto, della Chiesa e della Carità fraterna, espresso e significato nella celebrazione eucaristica domenicale, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, che attualizza il mistero pasquale per i presenti e per quanti sono impossibilitati a parteciparvi perché malati. E’ una buona occasione di vera e propria evangelizzazione nei confronti degli infermi e dei loro familiari e di quanti vi assistono. Occasione propizia per una catechesi che illumina con la luce della fede la situazione di chi soffre, è la breve Liturgia della Parola, premessa alla distribuzione della Comunione. Spesso è richiesto allo stesso ministro, anche il ministero della carità che è conforto e consolazione e che si esprime anche con gesti di sollievo, di aiuto anche materiale, di fraternità. Si aprono così prospettive inaspettate per una revisione ed approfondimento della pastorale degli infermi, che è sì dovere di tutta la Comunità, ma vede i ministri straordinari della Comunione impegnati in prima linea. L’incontro è anche un modo per tenere informati delle iniziative pastorali della Parrocchia.

Perché il ministero sia pienamente significativo ed efficace sotto il profilo ecclesiale occorre che chi esercita il ministero agisca in piena comunione con la comunità parrocchiale in modo da sentirsi portavoce della carità di tutti. Tenga costantemente informato il Parroco del suo lavoro; solleciti e prepari i malati al sacramento della riconciliazione e dell’unzione degli infermi.

 

Solitamente, quando si parla di “ministri” nella Chiesa il pensiero va immediatamente ed esclusivamente ai sacerdoti, in quanto storicamente erano i soli ad esercitare un “ministero” ed anche perché si tende ad identificare la Chiesa con la gerarchia e, più in generale, con il clero.

Di fatto i sacerdoti, nella celebrazione liturgica e nell’azione pastorale specie nei tempi passati ricoprivano e svolgevano tutti i ruoli: l’apostolato nelle sue diverse forme, la direzione di tutti i servizi e le attività ecclesiali, l’insegnamento del catechismo, la formazione dei laici, l’annuncio della parola di Dio, i vari uffici della celebrazione liturgica,…

Complice anche la riduzione delle vocazioni cui si aggiunge un contesto in cui la Parrocchia copre una dimensione territoriale sempre più rilevante (basta pensare che il territorio di Santa Monica comprende oltre 10.000 famiglie), non potendo fare più tutto da solo, il prete, specie in determinate situazioni ed occasioni, ha iniziato a demandare ai parrocchiani più sensibili ed impegnati una serie di responsabilità ed una partecipazione attiva alla liturgia ed alla pastorale della comunità. Ciò ha determinato la riscoperta del vero ruolo dei laici nella vita della Chiesa che ha consentito la riappropriazione del servizio specifico che i cristiani sono chiamati a rendere a Dio ed ai fratelli, secondo le competenze ma, soprattutto, in base ai “doni” diversi che hanno ricevuto.

 

Fra questi compiti, particolare rilievo assume quello del Ministro straordinario della Comunione, incarico istituito da Papa Paolo VI nel 1973 per venire incontro alla esigenza di offrire ai fedeli, che lo desiderano e sono ben disposti, la possibilità di accostarsi alla S. Comunione pur se malati od impediti di partecipare alla celebrazione eucaristica. Il Ministro straordinario della Comunione, che può essere uomo o donna, riceve l’incarico, straordinario e non permanente, di comunicarsi direttamente (in caso di estrema necessità), distribuire la Comunione ai fedeli, portarla i malati ed agli anziani, recarla come viatico ai moribondi.

 

Attualmente la nostra Parrocchia annovera 25 Ministri straordinari che, oltre ad aiutare il celebrante durante le S. Messe per rendere più fluida la distribuzione dell’Eucarestia, si recano a portare la Comunione a circa 40 parrocchiani, fra ammalati ed infermi.

Richiedere la visita di un Ministro straordinario per ricevere la Comunione in occasione delle festività settimanali è semplice: basta telefonare alla Segreteria della Parrocchia comunicando indirizzo e nominativo del malato o dell’infermo. La prima visita viene effettuata solitamente da un sacerdote anche perché è necessario impartire il Sacramento della Riconciliazione; successivamente il coordinatore del servizio, Suor Elena Sansò, assegna la persona ad un Ministro straordinario dopo aver definiti giorni ed orari della visita.

Da questo si instaura un rapporto fra Ministro straordinario e malato che, iniziato in forma casuale, si radica e diviene sempre più forte con il proseguire della frequentazione. Allora, la Comunione è sicuramente l’atto fondamentale che il Ministro straordinario compie nell’ambito della visita ma non va assolutamente sottovalutato l’aspetto del colloquio che, specie per gli anziani, rappresenta un momento di incontro in una esistenza molo spesso segnata da profonda solitudine.